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Globalizzazione:
andrà meglio per tutti? 1 |
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La globalizzazione, in estrema sintesi, significa che si può produrre o comprare (quasi) tutto in (quasi) tutto il mondo in tempi (quasi) reali e a costi (quasi) sempre più bassi (e che, per esempio, a un’azienda italiana può convenire chiudere i propri stabilimenti in Italia per produrre gli stessi beni in Paesi in cui costa meno farlo). |
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| Sulle conseguenze di questo processo gli economici e studiosi sono divisi: | |
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I pessimisti sostengono che l’economia globale produce milioni di lavoratori disaffezionati. E aggiungono che ineguaglianza, disoccupazione e povertà endemica sono ormai divenute strutturali. |
Altri preferiscono sottolineare che la globalizzazione offre impensabili opportunità ai Paesi in via di sviluppo. |
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| Quel che è certo è che la nascita dell’economia globale alimenta molte domande. Ecco le principali: | |||
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Che legame c’è fra sviluppo dell’informatica e la globalizzazione dell’economia? |
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| L’economia globale distrugge posti di lavoro? | |||
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Si. Però allo stesso tempo ne crea (o ne dovrebbe creare) molti altri. Quello che sta accadendo è stato previsto negli anni Trenta dall’economista Joseph Schumpeter: sosteneva che, grosso modo ogni mezzo secolo, lo sviluppo stesso del capitalismo produce una crisi profonda delle strutture produttive che apre la strada a un nuovo ciclo di sviluppo. Alla fine del Settecento il vapore ha iniziato la rivoluzione industriale, poi sono venuti lo sviluppo delle ferrovie, la diffusione dell’energia elettrica e l’era dell’automobile. Oggi siamo nell’età dell’informatica. |
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Ognuno dei cicli ha cancellato intere categorie professionali. Ma ne sono nate altre. È quello che sta accadendo anche con la globalizzazione; il problema è che le conseguenze negative, ovvero le crisi industriali e i licenziamenti, si avvertono all’inizio del ciclo; i vantaggi, cioè la crescita della ricchezza e l’affermarsi delle nuove professioni, solo quando lo stesso ciclo è maturo. |
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